No all’invio delle armi in Ucraina, è come gettare benzina sul fuoco

E’ come gettare benzina su un fuoco ormai dilagante. L’invio di armi in Ucraina non è la soluzione. Se l’Europa pensa di bloccare così il conflitto, di fare bene all’Ucraina, e di fermare la Russia di Putin inviando mitragliette, sta sbagliando di grosso.

Se pensa di fare bene all’Ucraina spendendo milioni e milioni di euro per dotare i soldati di fucili,  invece di impiegare quei fondi per i corridoi umanitari, per gli aiuti e l’accoglienza, sta sbagliando di grosso.

Se la strategia dell’Unione europea e degli Usa è quella di inviare armi, come già si faceva in Iraq, in Libia o in Afghanistan con i risultati che conosciamo bene, allora le prospettive sono veramente scoraggianti.

Non è bastata la mossa di Volodymyr Zelenskyj che ha guidato un popolo democratico incontro alla morte e alla devastazione e il mondo verso una guerra mondiale per quella che chiama libertà, invece di lavorare diplomaticamente per ottenere la vera libertà, quella che si conquista con la pace e con il dialogo, anche di fronte alla prepotenza.

Se il signor Zelenskyj pensava di entrare nel Patto Atlantico scrollandosi di dosso l’identità sovietica del passato semplicemente schioccando le dita, magari pensando che  una potenza militare come la Russia guidata dal più spregiudicato leader dell’era moderna rimanesse semplicemente a guardare in silenzio,  si sbagliava di grosso, purtroppo.

Non si può battere un campione di boxe tirando pugni, ma si può batterlo  cercando in ogni modo di convincerlo a sfilarsi i guantoni.

La strategia giusta è quella di trovare la pace, non di alimentare la guerra.

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