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Il valore di questo giorno

Reportage tra i ghiacci del Canada di Pietro Guida (1)
Vivi questo giorno come fosse tutto, non pensare a domani perché oggi è  più importante, non perdere tempo a piangere per quello che non hai, ma apprezza quello che hai. Comunque vada questo giorno, bene o male, è l’unico che hai oggi a disposizione. Fai in modo che i tuoi desideri prevalgano sui tuoi timori. Apprezza ogni istante di questo giorno perché è come l’acqua di un ruscello, può scendere verso il mare ma non potrà mai risalire la corrente per tornare alla sorgente. In questo giorno potrai avere più coraggio o più passione, più desideri o più speranze, più soldi o più fortuna, più carità  o più intolleranza, più dedizione per lei o più sorrisi per gli altri,  più egoismo o più altruismo, più pace o più inquietudine, più odio o più amore, potrai decidere di cambiare vita o di cambiare strada, di guardare avanti o di coprirti gli occhi, stare sveglio o dormire, perdonare o provare rancore, condannare o assolvere, scegliere il bene o il male, dire la verità o mentire a te stesso, potrai restare chiuso dentro i pregiudizi per gli altri o per te stesso o avere la libertà. Tutto potrai avere e tutto potrai fare, tranne che vivere un’altra volta questo stesso giorno. Non passare la vita a rincorrere il domani, ma vivi l’oggi. Non passare questo giorno a sognare il domani, ma fa oggi quello che sogni. Non preoccuparti se questo giorno sarà troppo breve perché sono i giorni più lunghi che ti portano più velocemente alla morte.
Scegli bene come vivere questo giorno e non sprecarlo a pensare come potrai vivere domani. Questo giorno è troppo lento per coloro che aspettano, troppo rapido per coloro che temono, troppo lungo per coloro che soffrono, troppo breve per coloro che gioiscono, ma per coloro che amano questo giorno è eternità.

I miei auguri di Natale al contrario

Non voglio augurarvi gioia e felicità, sarebbe troppo facile farlo mentre vi penso seduti nelle vostre calde case, brillanti e sovrabbondanti di lusso e di cibo.
Vi auguro invece che quella stalla fredda e sporca vi porti al distacco dalle certezze e dalla stabilità che vi circonda e che vi impedisce di guardare dentro di voi.

Non voglio augurarvi un Natale splendente, illuminato dalle mille lucette arrotolate intorno agli alberi di plastica pieni di palline luccicanti.
Vi auguro invece che il buio di Betlemme vi insegni a seguire la stella all’orizzonte e a trovare la strada per ricominciare da capo.

Non voglio augurarvi fortuna e successo, di essere sempre i primi, sempre davanti agli altri e di vincere qualsiasi sfida vi si presenti davanti.
Vi auguro invece che le delusioni di Giuseppe, la sua umiliazione di fronte a un mondo ostile e indifferente, il fallimento davanti a un diniego della società, vi insegnino a essere ultimi, a non scalciare per accaparrarvi un posto davanti, a non scavalcare e calpestare il prossimo per conquistare un traguardo che non vi farà mai felici.

Non voglio augurarvi la pace e la serenità, oppure una vita vissuta così come è stata programmata, né un Natale tranquillo sulle poltrone dei salotti o davanti alle tavole imbandite e ai calici traboccanti di vino.
Vi auguro invece che il cammino vorticoso di Giuseppe e Maria scateni in voi una guerra interiore capace di risvegliare il tepore delle vostre normalità, che spezzi la monotonia dei pomeriggi tutti uguali, che vi apra gli occhi all’indifferenza nei confronti di chi non ce la fa più, dei diversi, di chi non è riuscito a meritarsi una patria, una famiglia, una vita.

Non voglio augurarvi ricchezza e benessere, né di stare dalla parte del mondo che trama e che domina su uomini meno fortunati.
Vi auguro invece di essere dall’altra parte, da quella degli umili e dei piccoli, di stare dalla parte di un Bambino povero è rifiutato, dalla parte di un Dio che ha scelto i deboli e non i potenti.

Non voglio augurarvi un Natale pieno di regali, di rumori assordanti, di soddisfazioni inebrianti, di feste e di bramosia.
Vi auguro invece un Natale di silenzio, di solidarietà, di sacrificio e di coraggio. Questo vi auguro, coraggio di cambiare, coraggio di camminare controcorrente, coraggio di ricominciare, coraggio di guardare avanti, coraggio di rinascere insieme a quel Bambino. Non me ne vogliate, ma solo questo vi auguro.

Tratto da Intervista con l’amore, di Pietro Guida, ed. Lampi di Stampa, 2018

Ancora tu, il cavaliere e il grande amore dell’Italia: Silvio Berlusconi

Ancora tu, il cavaliere e il grande amore dell’Italia: Silvio Berlusconi


Pubblicato il 28 ott 2012

La festa delle zucche vuote, il pericolo della ricorrenza di halloween

Sono tante le zucche vuote che festeggiano Halloween. C’è chi lo fa per ingenuità, chi invece lo fa coscientemente. In molti credono che sia una festa in maschera innocente a base di dolci, scherzetti e mascherate. Dietro, invece, c’è satana.
Proprio ieri è stata inaugurata a Old Town Spring, vicino a Houston la Chiesa Maggiore di Lucifero, Greater Church of Lucifer. Lo ha annunciato una delle più conosciute sette sataniche americane con tanto di ringraziamenti a chi ha permesso la realizzazione della nuova chiesa. Ma in tutto il mondo ci sono sette sataniche che festeggiano halloween, il loro giorno più importante, i cui simboli hanno radici chiaramente esoteriche. Gli appuntamenti satanici sono otto in tutto l’anno, ma la più importante è proprio il 31 ottobre, in cui inizia il nuovo anno satanico, il compleanno del Diavolo, festeggiato anche dalle sette italiane. Quindi non è uno scherzo e neanche uno “scherzetto o dolcetto” (trick or tread) il cui significato originale tradotto è maledizione o sacrificio.
L’origine risale ai druidi celtici che vivevano dalla Francia alla Scozia e Irlanda che festeggiavanao il giorno di amhain, il principe della morte, signore degli inferi, che doveva essere placato insieme agli spiriti dei defunti, spiriti che avevano un connotato diabolico e malvagio. QUindi venivano rappresentati con fantasmi, scheletri e simboli di morte e diabolici.
I genitori dovrebbero usare le stesse energie per portare i figli a messa piuttosto che alle feste di halloween, educandoli ai valori della comunione dei santi e al ricordo dei defunti, e non a quello del diavolo e delle streghe. Altrimenti, anche se ingenuamente, si collabora a diffondere una mentalità mondiale magico-demoniaca con cui qualcuno, dalle tenebre, cerca di sostituire la cultura e l’etica cristiana.

Quando non c’è vergogna

Non saprei, dopo questa giornata “no”, se essere più indignato per quello che hanno fatto due miserabili cacciatori canadesi, sparando a un orso indifeso da lunga distanza e uccidendolo con una morte lenta e terribile (a questa gente senza vergogna piace vincere facile), oppure i sindacati e i lavoratori dei beni archeologici di Roma che si sono messi in assemblea in piena ora di punta mentre il mondo fuori dalle cancellate attendeva di vedere il Colosseo.

Il primo caso ferisce di più la parte intima di ognuno di noi, ferisce tutti coloro che amano gli animali e soprattutto chi ama gli orsi e chi, come me, li fotografa da tanto tempo.

Questi due cacciatori andrebbero arrestati, perché far loro di più significherebbe essere come loro.

Il secondo caso colpisce l’orgoglio di essere italiani che, in situazioni così, diventa la vergogna di esserlo.

Ma si sa, siamo fatti così. Quelle immagini dei cancelli chiusi faranno il giro del mondo, ma a noi italiani, o almeno a una parte, quella peggiore, in fondo non ce ne frega niente.

Senza vergogna.

Il tesoro di una vita comune

Il tesoro è dove sei tu. Basta scavare nel profondo del tuo cuore, e lì, intorno a te, lo troverai.
Non ci vuole poi molto, basta guardarsi attorno, seguire i propri sogni e le proprie fantasie. Non servono posti lontani, mari incontaminati, mondi diversi. Basta una strada di quartiere, un sentiero di campagna, una piazza di paese.
Basta uscire di casa, guardare avanti, sedersi a un tavolo del bar, seguire con lo sguardo un passante che fa la spesa, restare all’angolo di un semaforo e osservare quella ragazza che attraversa la strada, scambiare una parola con uno sconosciuto e poi costruire, da poche frasi ascoltate, una vita intera che sembra quasi un romanzo.
Basta un piccolo marciapiede per trovare l’infinito, una chiesa aperta nel tardo pomeriggio per afferrare la speranza, una panchina tra gli alberi di un parco che diventa palcoscenico della vita, una tettoia del bus che ti ripara dalla pioggia dell’inverno, una fontanella d’acqua limpida che ti rinfresca dal caldo dell’estate.
Basta poco, come lo sguardo di una persona che si incrocia con il tuo, un battito di ciglia o una stretta di mano.
Il tesoro è dove sei tu. Basta scavare nel profondo del tuo cuore, e lì, intorno a te, lo troverai.
Pietro Guida