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Pasqua?

La verità è che noi cerchiamo la vita dove c’è la morte.

La morte è: quando i problemi della vita, le preoccupazioni di ogni giorno, i fallimenti, le insoddisfazioni, le delusioni ci portano alla tristezza, alla rassegnazione.
La morte è: quando ci adagiamo alla vita che non va, quando ci chiudiamo in noi aspettando che arrivi la fine, quando ci fermiamo in mezzo al deserto del nostro cuore arido.

Qui non troveremo la vita.

La resurrezione è: cominciare noi una nuova vita, cambiare il nostro modo di vivere. E questo è un modo di risorgere, di resuscitare.
La resurrezione è: quando l’amore di Dio trasforma la nostra vita, quando ci spinge ad andare avanti, quando fa fiorire in mezzo al deserto che si nasconde nel nostro cuore arido.

Perché cercate tra i morti, Colui che è vivo? (Lc 24, 5)

Cuori duri… di Pietro Guida. Viaggio dentro i rifugi dei profughi stranieri

Cuori duri..

Servizio di  Pietro Guida,

viaggio dentro i rifugi malsani dei profughi stranieri ammassati in luoghi di fortuna.

L’ultima intervista a Mario Spallone, il medico del Pci, di Pietro Guida

di Pietro Guida

E’ morto Mario Spallone, un pezzo di storia del Paese che se ne va portando con sé segreti e certezze. Tra cinque mesi avrebbe compiuto 96 anni. Era stato ricoverato da qualche giorno nella clinica romana Annunziatella, di proprietà del fratello Dario. A stroncarlo nel corso della notte sono state delle crisi respiratorie. I funerali potrebbero tenersi a Lecce nei Masi, il suo paese natale, dove sarà allestita la camera ardente.

Ci sarebbe tanto, forse troppo da scrivere di Mario Spallone, ex sindaco di Avezzano, medico di Togliatti, presunto agente di collegamento tra il Pci e il servizio segreto del Sifar, candidato sindaco più anziano d’Italia nel 2007 e nel 2012, uomo implicato nella vicenda della clinica degli aborti illegali di Villa Gina ma mai nemmeno indagato. Luci e ombre che non offuscano le qualità intellettuali, umane, valoriali e politiche di un uomo di altri tempi. Il giornalista e amico di Spallone, Stefano Pallotta, lo ricorda come “un uomo di altri tempi, una persona unica. Mario Spallone”, aggiunge, “porta con sé tantissimi segreti”.

Abbiamo deciso di lasciare allo stesso Mario Spallone l’ultimo saluto con un’intervista in gran parte inedita rilasciata lo scorso anno e in cui vengono affrontati tutti gli aspetti della sua vita, da quella privata a quella di politico, di medico e di uomo, in cui parla per la prima di argomenti importanti e a cui aveva sempre deciso di non rispondere: ai segreti della politica alle confessioni di credente, dalle vicissitudini familiari a quelle personali. Lui mi disse, prima dell’intervista, avvolto dal fumo della sigaretta, “facciamoci una chiacchierata e non mi dare del lei per favore”. Poi si sedette davanti alla fotocamera, si sistemò la cravatta ed esclamò facendomi l’occhietto: vuajò, io ti dico tutto, ma tu non lo dire a nessuno”.

Terremoto di Amatrice, cagnolino estratto dalle macerie…

Terremoto Amatrice, cagnolino estratto dalle macerie…

Terremoto: i primi soccorsi, le vittime estratte, il dramma, gli eroi

di Pietro Guida

I primi soccorsi, le vittime estratte, il dramma, gli eroi.
Questo è stato il Terremoto del Centro Italia, Amatrice.

Dai primi soccorsi, alle le vittime estratte dalle macerie, fino al dramma e agli eroi.

Dieci anni con MarsicaLive e AbruzzoLive, la vera storia del gruppo QuotidianiLive

MarsicaLive, a dieci anni dalla fondazione con AbruzzoLive e i QuotidianiLive. Un’avventura durata dieci anni, una storia incredibile iniziata nel 2009, piena di ricordi, di affetto, di passione e coraggio.

“Ce la faremo!”. “Tutto tornerà come prima!”. Io spero proprio di no.

“Ce la faremo!”. “Tutto tornerà come prima!”. Io spero proprio di no.
Forse per qualcuno il mondo di prima era qualcosa di meraviglioso. Sì, forse sì. Ma non per tutti.

Forse non era così fantastico come ora ce lo ricordiamo.

Con il passare del tempo siamo progrediti nello sviluppo, ma siamo regrediti nei valori.

Nel nostro fantastico mondo muoiono di fame tre milioni di bambini ogni anno, la diarrea ne uccide mezzo milione e banali infezioni provocano dieci milioni di vittime per malattie curabili. Sì, curabili.
Ma la vita, per noi, ha continuato a scorrere nell’indifferenza.

Fino a quando questo mondo non ci si è sgretolato davanti agli occhi in pochi giorni, e alcune persone hanno cominciato a morire per un virus, stavolta sì, incurabile.

Questo virus ha risparmiato i bambini, forse perché di bambini già ne muoiono a sufficienza, e per salvarli non servono sofisticati respiratori e reparti di terapia intensiva, basterebbe del riso, oppure un litro d’acqua con lo zucchero. Questo è sufficiente a salvare un bimbo dalla dissenteria. Ma l’acqua non c’è, e nemmeno lo zucchero. Abbiamo capito solo ora che è capitato sulla nostra pelle quanto costa una vita.

Solo nelle favelas ogni giorno muoiono 30 bambini perché la morte, in Brasile, è una questione di classe e non di virus.

Non è vero che ce la faremo se non capiremo che a farcela dobbiamo essere tutti: anche chi, quando il virus finirà, continuerà a morire.
Io spero, che oltre al virus, inizieremo a curare l’amicizia e l’altruismo così come abbiamo fino a oggi coltivato i nostri interessi.

Spero che non ci sarà più un mondo di benessere che disumanizza, di sviluppo che sacrifica il lato umano, di profitto che sovrasta il cuore, d’interesse che vince l’altruismo, di conflitti che spengono la collaborazione, di invidie che demoliscono la riconoscenza, di pregiudizi che cancellano l’imparzialità, d’ipocrisia che sovrasta la verità, di avidità che abbatte l’altruismo.
Se tutto tornerà come prima, dimenticheremo quanto ci siano mancate le cose importanti, gli abbracci, il contatto, i baci,
l’unità, la collaborazione, la fratellanza, e non riusciremo a capire come la coscienza inizia lì, dove finisce l’interesse.

E se dimenticheremo presto che tutti abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri uomini, allora sì che tutto tornerà come prima.

E allora spero proprio di no, spero che questo vecchio mondo non tornerà come prima, spero che da adesso tutto cambierà, spero che noi cambieremo, spero che il tempo futuro a nostra disposizione, quando il virus sarà andato via, cambierà, e sapremo impiegarlo in un altro modo. Spero che ci sia da lezione. Spero che non daremo più tutto per scontato.
Forse sì. Forse ce la faremo. Ma se neanche questo sarà servito a cambiarci, allora tutto sarà stato inutile. Il sacrificio di tutte quelle persone che ci hanno lasciato senza un abbraccio, senza una stretta di mano, senza un ultima parola, senza un ultimo sguardo, saranno stati inutili.
Per questo spero che tutto cambierà, che molte cose non saranno più come prima…

Nancy e la rabbia che c’è dietro a quel gesto. E Trump vola nei sondaggi

Nancy Pelosi furiosa. Ma non per quel discorso. Dietro c’è altro.

Il suo gesto scolorisce il rosso della bandiera degli Stati Uniti d’America, il colore simbolo della democrazia.

Il suo è un gesto di violenza, antidemocratico e senza precedenti.

Strappando la copia dell’intervento del presidente degli Stati Uniti al Congresso, solo perché le sue verità non coincidono con quelle di Trump, la speaker della Camera ha dimostrato livore irrazionale.

È vero che Trump al suo arrivo si era rifiutato di stringerle la mano. Ma ciò non giustifica un gesto talmente anti istituzionale, ai limiti dell’anticostituzionale.

Eppure Trump, alla vigilia del verdetto del senato sull’impeachment, ha parlato di tutt’altro, dai rapporti con gli alleati Nato: “stiamo spingendoli a pagare il giusto”, ai progetti spaziali: “sia americana la prima bandiera su Marte”, dalla lotta al terrorismo: “non sfuggirete alla nostra giustizia”, all’immigrazione: “gli Usa siano il santuario dei cittadini che rispettano la legge e non di stranieri criminali”.
Condivisibili o no, no si strappano le idee altrui.

E il fatto che poi Trump voli nei sondaggi con un gradimento attorno al 50 per cento, non aiuta la Pelosi, sostenuta in aula da un gruppo di donne dem in piedi per protesta, ma consapevoli di un imminente assoluzione per quello che loro ritengono più un tiranno che un presidente democraticamente eletto.

 

Il valore di questo giorno

Reportage tra i ghiacci del Canada di Pietro Guida (1)
Vivi questo giorno come fosse tutto, non pensare a domani perché oggi è  più importante, non perdere tempo a piangere per quello che non hai, ma apprezza quello che hai. Comunque vada questo giorno, bene o male, è l’unico che hai oggi a disposizione. Fai in modo che i tuoi desideri prevalgano sui tuoi timori. Apprezza ogni istante di questo giorno perché è come l’acqua di un ruscello, può scendere verso il mare ma non potrà mai risalire la corrente per tornare alla sorgente. In questo giorno potrai avere più coraggio o più passione, più desideri o più speranze, più soldi o più fortuna, più carità  o più intolleranza, più dedizione per lei o più sorrisi per gli altri,  più egoismo o più altruismo, più pace o più inquietudine, più odio o più amore, potrai decidere di cambiare vita o di cambiare strada, di guardare avanti o di coprirti gli occhi, stare sveglio o dormire, perdonare o provare rancore, condannare o assolvere, scegliere il bene o il male, dire la verità o mentire a te stesso, potrai restare chiuso dentro i pregiudizi per gli altri o per te stesso o avere la libertà. Tutto potrai avere e tutto potrai fare, tranne che vivere un’altra volta questo stesso giorno. Non passare la vita a rincorrere il domani, ma vivi l’oggi. Non passare questo giorno a sognare il domani, ma fa oggi quello che sogni. Non preoccuparti se questo giorno sarà troppo breve perché sono i giorni più lunghi che ti portano più velocemente alla morte.
Scegli bene come vivere questo giorno e non sprecarlo a pensare come potrai vivere domani. Questo giorno è troppo lento per coloro che aspettano, troppo rapido per coloro che temono, troppo lungo per coloro che soffrono, troppo breve per coloro che gioiscono, ma per coloro che amano questo giorno è eternità.

I miei auguri di Natale al contrario

Non voglio augurarvi gioia e felicità, sarebbe troppo facile farlo mentre vi penso seduti nelle vostre calde case, brillanti e sovrabbondanti di lusso e di cibo.
Vi auguro invece che quella stalla fredda e sporca vi porti al distacco dalle certezze e dalla stabilità che vi circonda e che vi impedisce di guardare dentro di voi.

Non voglio augurarvi un Natale splendente, illuminato dalle mille lucette arrotolate intorno agli alberi di plastica pieni di palline luccicanti.
Vi auguro invece che il buio di Betlemme vi insegni a seguire la stella all’orizzonte e a trovare la strada per ricominciare da capo.

Non voglio augurarvi fortuna e successo, di essere sempre i primi, sempre davanti agli altri e di vincere qualsiasi sfida vi si presenti davanti.
Vi auguro invece che le delusioni di Giuseppe, la sua umiliazione di fronte a un mondo ostile e indifferente, il fallimento davanti a un diniego della società, vi insegnino a essere ultimi, a non scalciare per accaparrarvi un posto davanti, a non scavalcare e calpestare il prossimo per conquistare un traguardo che non vi farà mai felici.

Non voglio augurarvi la pace e la serenità, oppure una vita vissuta così come è stata programmata, né un Natale tranquillo sulle poltrone dei salotti o davanti alle tavole imbandite e ai calici traboccanti di vino.
Vi auguro invece che il cammino vorticoso di Giuseppe e Maria scateni in voi una guerra interiore capace di risvegliare il tepore delle vostre normalità, che spezzi la monotonia dei pomeriggi tutti uguali, che vi apra gli occhi all’indifferenza nei confronti di chi non ce la fa più, dei diversi, di chi non è riuscito a meritarsi una patria, una famiglia, una vita.

Non voglio augurarvi ricchezza e benessere, né di stare dalla parte del mondo che trama e che domina su uomini meno fortunati.
Vi auguro invece di essere dall’altra parte, da quella degli umili e dei piccoli, di stare dalla parte di un Bambino povero è rifiutato, dalla parte di un Dio che ha scelto i deboli e non i potenti.

Non voglio augurarvi un Natale pieno di regali, di rumori assordanti, di soddisfazioni inebrianti, di feste e di bramosia.
Vi auguro invece un Natale di silenzio, di solidarietà, di sacrificio e di coraggio. Questo vi auguro, coraggio di cambiare, coraggio di camminare controcorrente, coraggio di ricominciare, coraggio di guardare avanti, coraggio di rinascere insieme a quel Bambino. Non me ne vogliate, ma solo questo vi auguro.

Tratto da Intervista con l’amore, di Pietro Guida, ed. Lampi di Stampa, 2018